Riqualificazione antisismica delle scaffalature: quando è necessaria e quali vantaggi porta

Nella percezione comune le scaffalature di un magazzino sono attrezzature, qualcosa di più vicino all'arredo che all'edificio. Nella realtà tecnica e normativa sono strutture a tutti gli effetti: reggono carichi che spesso superano quelli del solaio su cui poggiano, hanno un comportamento proprio sotto azione sismica e, se cedono, coinvolgono le persone che ci lavorano intorno.

La riqualificazione antisismica delle scaffalature nasce da questa consapevolezza. Non è un adempimento formale da mettere in un faldone, ma una verifica di quanto una struttura carica di decine o centinaia di tonnellate sia in grado di reggere un evento che, in gran parte del territorio italiano, non è un'ipotesi remota.

In questo articolo vediamo quando la messa in sicurezza delle scaffalature di magazzino diventa necessaria, qual è il quadro normativo di riferimento, come si valuta un impianto esistente, quali interventi sono possibili e cosa si ottiene, al di là della conformità, quando si affronta il tema con metodo.

Le scaffalature sono strutture, non attrezzature

Una scaffalatura portapallet di media dimensione può reggere diverse centinaia di tonnellate di merce. È un carico paragonabile a quello di un edificio di più piani, sostenuto però da elementi snelli, montanti in lamiera sagomata di pochi millimetri di spessore, collegati da correnti agganciati e non saldati.

Questa configurazione ha una conseguenza precisa: la scaffalatura è molto efficiente a portare carichi verticali e molto più sensibile alle azioni orizzontali. Un sisma genera esattamente azioni orizzontali, e le genera su una massa che non è quella della struttura, che è leggera, ma quella della merce stoccata, che è enorme e concentrata in quota.

C'è poi una differenza sostanziale rispetto a un edificio: la scaffalatura cambia continuamente. Un capannone, una volta costruito, resta quello. Una scaffalatura viene modificata di continuo, si spostano i correnti per adattare i vani, si aggiunge un livello, si cambia il tipo di bancale, si stocca un prodotto più pesante di quello per cui era stata progettata. Ognuna di queste modifiche, presa da sola, sembra innocua; sommate, portano la struttura a lavorare in condizioni diverse da quelle di progetto.

È per questo che, nel nostro lavoro, la prima domanda che facciamo davanti a un impianto esistente non riguarda l'età della scaffalatura ma la sua storia: cosa è cambiato, quando, e se qualcuno ha rifatto i conti dopo il cambiamento.

Quando la riqualificazione antisismica diventa necessaria

Ci sono situazioni in cui il tema si impone e non è più rimandabile. La prima è la modifica sostanziale dell'impianto: aumentare l'altezza, aggiungere livelli, cambiare i passi dei correnti o incrementare i carichi rispetto al progetto originario significa creare una struttura nuova, che come tale va verificata.

La seconda è il trasferimento o il rimontaggio. Una scaffalatura smontata e rimontata in un altro capannone si trova in un contesto sismico diverso, su un solaio diverso, magari con un'altezza utile diversa. Il progetto che era valido nella vecchia sede non lo è automaticamente nella nuova.

La terza è l'assenza di documentazione. Molti impianti installati anni fa non hanno un progetto strutturale, né una relazione di calcolo, né una dichiarazione di corretto montaggio. In caso di ispezione o, peggio, di infortunio, l'azienda si trova senza gli elementi per dimostrare che la struttura era adeguata all'uso.

La quarta è il danno visibile. Montanti piegati da urti di carrelli, diagonali deformate, piastre di base staccate o tasselli mancanti non sono difetti estetici: riducono la capacità portante in modo non lineare e compromettono proprio il comportamento sotto azione orizzontale.

La quinta, meno drammatica ma molto frequente, è il cambio di destinazione della merce. Un magazzino nato per stoccare imballaggi leggeri che passa a stoccare liquidi o componenti metallici moltiplica la massa in quota, e con essa le forze sismiche, a parità di struttura.

Va detto con chiarezza anche il contrario: se l'impianto è recente, ha un progetto conforme, è stato installato correttamente, non ha subito modifiche e viene ispezionato con regolarità, la riqualificazione non serve. La verifica serve a sapere in quale dei due casi ci si trova.

Il quadro normativo di riferimento

Il riferimento generale per le costruzioni in Italia sono le Norme Tecniche per le Costruzioni, che definiscono l'azione sismica di progetto in funzione della località, delle caratteristiche del suolo e della vita nominale dell'opera. La classificazione sismica del territorio nazionale interessa la quasi totalità dei comuni: l'idea che il rischio riguardi solo alcune aree è superata da tempo.

Per le scaffalature esiste poi una famiglia di norme tecniche europee dedicate: non sono leggi, ma rappresentano lo stato dell'arte a cui si fa riferimento per dimostrare di aver operato correttamente. La UNI EN 15512:2022 riguarda la progettazione strutturale delle scaffalature portapallet regolabili, la UNI EN 15620:2021 le tolleranze, le deformazioni e gli interspazi, la UNI EN 15629:2009 la specifica dell'attrezzatura, cioè il modo corretto di definire i requisiti prima dell'acquisto.

Due norme meritano un'attenzione particolare. La UNI EN 15635:2009 disciplina l'uso e la manutenzione: prevede ispezioni periodiche, con un controllo tecnico almeno annuale affidato a una persona competente, definisce i criteri di valutazione dei danni e prevede che l'azienda utilizzatrice nomini una figura interna incaricata della sicurezza delle attrezzature di stoccaggio. La UNI EN 16681:2016 è invece specificamente dedicata alla progettazione sismica delle scaffalature portapallet regolabili e definisce come si calcolano le azioni tenendo conto del comportamento della merce sui piani.

Sul piano della responsabilità, il riferimento è il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, che pone in capo al datore di lavoro l'obbligo di garantire luoghi e mezzi di lavoro sicuri e mantenuti in efficienza. Per le scaffalature statiche l'Allegato IV richiede stabilità adeguata all'uso, indicazione della portata e corretta distribuzione dei carichi: sono requisiti da mantenere nel tempo, non da verificare una volta sola.

Il punto pratico è che nessuna di queste norme chiede documenti fini a se stessi. Chiedono che qualcuno abbia fatto i conti, che i conti siano coerenti con l'uso reale e che l'impianto venga controllato nel tempo. È un impianto logico molto simile a quello di qualsiasi altra verifica di sicurezza.

Come si valuta una scaffalatura esistente

La valutazione parte sempre da un rilievo geometrico e tipologico. Si misurano passi, altezze, sezioni dei montanti, tipo di correnti e di agganci, presenza e disposizione dei controventi, sistema di ancoraggio a terra. Sono dati che raramente coincidono con quelli del catalogo, perché gli impianti reali sono quasi sempre il risultato di più forniture successive.

Segue la ricognizione dei carichi effettivi. Non i carichi nominali indicati sui cartelli, ma quelli reali: peso medio e massimo dei bancali per livello, numero di bancali per campata, presenza di carichi eccezionali. È la fase in cui emergono le sorprese più frequenti, perché la merce che si stocca oggi quasi mai è quella per cui l'impianto era stato pensato.

Poi c'è l'ispezione dello stato di conservazione. Si verificano deformazioni dei montanti e delle diagonali, integrità delle piastre di base e dei fissaggi, allineamento e verticalità, presenza e leggibilità della cartellonistica di portata. I criteri di classificazione dei danni della norma di riferimento distinguono situazioni da monitorare, situazioni da correggere entro tempi definiti e situazioni che impongono lo scarico immediato della campata.

Infine si passa alla verifica di calcolo, che confronta la capacità della struttura rilevata con la domanda derivante dai carichi reali e dall'azione sismica del sito. È qui che si capisce se e dove c'è un deficit, e soprattutto di quale entità: la differenza tra un impianto che manca del cinque per cento e uno che manca del cinquanta porta a interventi completamente diversi.

Un elemento spesso decisivo è la verifica dell'interazione con l'edificio. Scaffalature ancorate alle pareti o molto vicine alle strutture del capannone possono scambiare azioni con esso durante un sisma, con effetti che vanno considerati su entrambi i sistemi.

Gli interventi possibili, dal più semplice al più impegnativo

Il primo intervento, e il più sottovalutato, è la ridefinizione dei carichi ammissibili. In molti casi la struttura è adeguata a condizione di rispettare limiti precisi: ridurre il peso ai livelli alti, spostare la merce pesante in basso, limitare il numero di bancali per campata. Costa quasi nulla e risolve una quota significativa delle non conformità, a patto che le nuove regole siano scritte, segnalate e fatte rispettare.

Il secondo è l'adeguamento degli ancoraggi. Piastre di base sottodimensionate, tasselli insufficienti o installati male sono un problema molto comune negli impianti datati. Rifare i fissaggi con elementi dimensionati secondo il calcolo è un intervento contenuto e ad alto rendimento, perché l'ancoraggio è ciò che impedisce il ribaltamento.

Il terzo è l'inserimento o il rinforzo dei controventi, verticali e orizzontali. Sono gli elementi che danno rigidezza alla struttura nel piano trasversale e longitudinale, è spesso qui che gli impianti vecchi mostrano la carenza maggiore, perché progettati per soli carichi verticali.

Il quarto riguarda gli accessori di sicurezza: paracolpi ai montanti di testata, protezioni angolari, fermapallet e sistemi di ritenuta del carico. La caduta di un bancale durante un evento sismico è uno dei rischi principali per le persone e si contrasta con dispositivi semplici e poco costosi.

Il quinto, quando il deficit è strutturale e diffuso, è la sostituzione parziale o totale degli elementi: montanti di sezione maggiore, correnti diversi, riconfigurazione dei passi. È l'ipotesi più impegnativa, e proprio per questo va valutata solo dopo che le precedenti si sono dimostrate insufficienti.

La sequenza non è casuale: si parte da ciò che modifica l'uso, si passa a ciò che rinforza i punti critici e solo alla fine si tocca la struttura. Nella maggior parte dei casi che seguiamo, la combinazione dei primi tre punti è sufficiente.

I vantaggi che vanno oltre la conformità

Il beneficio più evidente è la sicurezza delle persone. Il collasso di una scaffalatura carica in un'area di lavoro è un evento con conseguenze potenzialmente gravissime e, a differenza di molti altri rischi industriali, è un evento improvviso, senza segnali che diano il tempo di allontanarsi.

C'è poi la continuità operativa, che spesso pesa quanto la sicurezza nelle decisioni aziendali. Un magazzino che collassa non si ripristina in qualche giorno: si perdono le scorte, si blocca la logistica, si interrompono le forniture ai clienti. Il costo indiretto supera regolarmente quello diretto del danno materiale.

Sul piano della responsabilità, disporre di una valutazione strutturale, di un progetto e di un registro delle ispezioni cambia radicalmente la posizione dell'azienda in caso di controllo o di infortunio. È la differenza tra poter dimostrare di aver fatto le verifiche e dover spiegare perché non sono state fatte.

Il quarto vantaggio è di natura assicurativa e contrattuale. Le compagnie chiedono sempre più spesso documentazione sulle attrezzature di stoccaggio, e alcuni committenti, in particolare nella logistica conto terzi e nella grande distribuzione, la richiedono in fase di qualifica fornitore.

C'è infine un beneficio che i clienti non si aspettano e che segnaliamo sempre: la valutazione produce una fotografia precisa della capacità reale del magazzino. Molte aziende scoprono in questa occasione di poter caricare più di quanto stiano facendo su alcune campate, o di aver bisogno di riorganizzare la merce in modo che, oltre a essere più sicuro, sia anche più efficiente.

Ispezioni e manutenzione: chi controlla e con quale frequenza

La norma sull'uso e la manutenzione delinea un sistema di controllo su tre livelli ed è un impianto che funziona bene anche come prassi aziendale, a prescindere dall'obbligo.

Il primo livello è la segnalazione immediata da parte degli operatori. Chi guida i carrelli sa quando ha urtato un montante: serve una procedura semplice che renda naturale segnalarlo, senza timore di conseguenze personali. Un urto segnalato e verificato è un problema risolto, un urto taciuto è un problema che matura.

Il secondo è il controllo interno periodico, a cadenza tipicamente settimanale o mensile a seconda dell'intensità di movimentazione, affidato alla persona che l'azienda designa come responsabile della sicurezza delle attrezzature di stoccaggio. È un controllo visivo, con una lista di verifica e un registro.

Il terzo è l'ispezione tecnica annuale, condotta da una persona tecnicamente competente, in genere un soggetto esterno, che classifica i danni secondo i criteri della norma e produce un rapporto con le azioni da intraprendere e i tempi. È il documento che, insieme al progetto, costituisce la storia tecnica dell'impianto. In Italia la UNI 11636:2023 definisce il processo di validazione delle attrezzature di immagazzinamento e i contenuti del documento di validazione e del rapporto di ispezione.

Il registro non è burocrazia: è lo strumento che permette di distinguere un danno nuovo da uno già noto e monitorato, e di capire se in una certa corsia gli urti si ripetono, cosa che di solito segnala un problema di larghezza del corridoio o di formazione degli operatori, non di struttura.

Come si affronta il progetto senza fermare il magazzino

La preoccupazione che ci sentiamo esprimere più spesso non riguarda il costo, ma il fermo. È una preoccupazione legittima ed è anche il motivo per cui molti interventi vengono rimandati per anni. La risposta pratica è che quasi nessuna riqualificazione richiede di svuotare l'intero magazzino.

Il metodo che adottiamo è la lavorazione per campate. Si individuano gruppi di campate, si concordano con la logistica le finestre in cui possono essere scaricate, si interviene su quel gruppo e si passa al successivo. Con una buona pianificazione, la capacità di stoccaggio si riduce temporaneamente di una quota contenuta, mai a zero.

Il secondo accorgimento è separare le fasi. Il rilievo e la verifica di calcolo si fanno a magazzino pieno e in esercizio, senza alcuna interferenza. Solo la fase esecutiva richiede accesso alle strutture e a quel punto si sa già esattamente dove si deve intervenire e per quanto tempo.

Il terzo è sfruttare le fermate già previste. Chiusure estive, inventari, cambi di stagione produttiva: sono finestre in cui il magazzino è comunque a ridotta operatività, e concentrare lì la parte più invasiva riduce l'impatto quasi a zero.

Il consiglio finale è di non affrontare il tema sotto pressione. Una riqualificazione decisa con calma permette di scegliere le soluzioni migliori, di distribuire l'investimento e di coordinarlo con altri interventi sul magazzino. Una riqualificazione decisa dopo un'ispezione o, peggio, dopo un cedimento, si fa nei tempi e nei modi che impongono gli altri. Se vuoi capire da dove partire sul tuo impianto, il punto di ingresso è sempre un sopralluogo tecnico: le tipologie su cui interveniamo più spesso sono descritte nella pagina dedicata alle scaffalature industriali.

Torna in alto